APS Casa Museo Schlatter

Il proposito dell’associazione è quello dare visibilità e voce all’opera ed al pensiero dell’artista Teosofo, Carlo Adolfo Schlatter, il cui mondo fino ad oggi è rimasto racchiuso e nascosto nella privata ed intima realtà del suo atelier. Un patrimonio di opere d’arte ed intelletuali da condividere con più persone possibili affinché l’arte, la cultura e la spiritualità, creino occasioni di crescita, d’incontro e di benessere per ognuno di noi. In questa prospettiva chiediamo l’aiuto di tutti voi e la vostra partecipazione, per far crescere l’associazione con idee ed iniziative, od anche solo con il vostro contributo associativo, che sarà FONDAMENTALE per realizzare i molti progetti a cui stiamo pensando.Il pittore Carlo Adolfo

Eventi passati.

Eventi passati.

Eventi futuri.

Eventi futuri.

STORIA

Intorno alla metà del 1800 quattro degli otto fratelli Schlatter si trasferirono in Italia (la loro era una vecchia famiglia svizzera con nobili origini risalenti al 1200).
Due dei fratelli Schlatter-Begrè si trasferirono in Italia  per seguire la carriera diplomatica tradizione della famiglia Begrè, uno come console a Genova, e Luis Giorge, fu nominato console generale Svizzero presso lo Stato Pontificio. Un’ altro fratello, George Luis avviò a Firenze un fiorente commercio di tessuti con negozio in via dei Pecori. Il Console A Roma fece diversi investimenti immobiliari e costituì una banca, ma ben presto, una serie di eventi avversi distrussero la sua esistenza. Gli avvenimenti di quegli anni legati alla storia d’Italia condizionarono indelebilmente la vita sua e della sua famiglia.

La banca fu depredata durante i disordini  legati alla presa di Roma da parte dell’esercito Savoia nel 1870. Sempre a causa della costituzione del neo stato Italiano molti territori dell’ stato pontificio furono espropriati dall’esercito Savoia ed annessi al Regno Italiano, fra cui le proprietà Schlatter.

Proprio come in un romanzo,  i due fratelli Schlatter  avevano sposato due sorelle, Emilie e Matilde De la Morte, così naturalmente, in quella triste circostanza il Console e sua moglie si rifugiarono a Firenze dalla dal fratello e sorella di lei.

Intentò un inutile causa contro lo Stato italiano per avere riconosciuti i diritti sui terreni persi, che logorò ulteriormente le sue forze….

All’età di 51 anni, per cause ormai sconosciute, presumibilmente non estranee a queste vicende, morì, lasciando la seconda moglie Emilie De La Morte, con 3 figli piccoli,  Emile, Carlo Adolfo ed una bambina, Marie.
Le due sorelle francesi erano molto belle ed Emilie, ancora giovane, si recava regolarmente a piedi col figlioletto, al cimitero sulla tomba del marito la coppia attirava gli sguardi durante questo percorso e fu così che incontrò il suo secondo marito.

Molti anni dopo, sempre in quel tragitto, anche Carlo Adolfo incontrerà la sua compagna, una giovane studentessa del collegio di Poggio Imperiale, davanti al quale passava per recarsi al cimitero degli Allori.

Emma era la figlia del Generale di corpo di Armata Onorato Moni che,  durante la presa di Roma, ed adesso, per un curioso caso, il destino incrociava di nuovo la vita delle loro famiglie. Per questo amore a prima vista Emma, sfidando la famiglia, abbandonò il collegio per sposarsi, contro il loro parere.
Adolfo, fin da subito, si dedicò all’arte, affascinato dall’ambiente fiorentino di quegli anni tra macchiaioli, decadentismo, e simbolismo, frequentando gli ambienti artistici, rimase fortemente influenzato dalla conoscenza del suo connazionale Arnold Böcklin, anche lui residente a Firenze.
La sua inclinazione artistica lo portò ad allontanarsi dalla sua famiglia e da quella della moglie, che avrebbero preferito per lui altre occupazioni. Facendosi liquidare la sua parte di eredità, costruì il villino al Campo di Marte, zona che allora era considerata di campagna, la casa, immersa nel verde, come si vede dal quadro del suo autoritratto, fu infatti la prima costruzione di viale dei Mille.
Viveva lì con Emma, in maniera molto semplice, completamente dedito alla pittura e alla filosofia, la teosofia e l’arte erano la sua vita.
Scriveva e illustrava i suoi pensieri che furono editi in varie pubblicazioni dell’epoca, ma essendo contrario al mercimonio dell’ ‘Arte’, viveva con i ricavi che derivavano dalla vendita sia, di copie d’arte, che gli antiquari gli commissionavano, che dei disegni per ferri battuti artistici, di cui, i due draghi sul tetto della casa sono un esempio, ma mai, della vendita dei suoi quadri. E’ per questa ragione che, non essendo presenti sue opere sul mercato, ma, essendo conservate ancora oggi quasi tutte dalla famiglia, è rimasto praticamente sconosciuto.
In famiglia si ricorda che era capitato che Emma si affacciasse alla porta dello studio e chiedesse: ‘Adolfo, oggi cosa metto in tavola? Non abbiamo nulla da mangiare.’ In quei casi allora prendeva un piccolo quadro ed usciva a venderlo.
Altri discendenti
Molte altre storie si intrecciano e vivono nella casa, come quelle di Dina (la moglie del figlio di Adolfo) famosa per la sua bellezza, di cui si era invaghito anche Curzio Malaparte, ma la sua vita fu cambiata dal felice incontro, folgorante, con Alfredo Schlatter, che diventò suo marito. Il contatto con la casa, l’atmosfera d’arte e di nobili ricordi, la trasformarono da popolana quasi analfabeta a donna colta, autodidatta, poetessa e scultrice (le sue opere sono conservate anch’esse nella casa), frequentatrice di salotti, non ché dama dei Cavalieri di Malta.
I giorni d’oggi
Così, attraverso i secoli, la casa arriva fino ad oggi ad Alessandra, la pronipote di Adolfo, che ex antiquaria ed arredatrice, ha saputo raccoglierne lo spirito, e si è impegnata con un profondo restauro a spolverarla dall’abbandono che l’avvolgeva, per farla rivivere in un progetto che dia a tutti la possibilità disoggiornarcie di conoscerne la storia, rivalutando l’opera artistica del bisnonno e onorandone il ricordo.

STORIA

Intorno alla metà del 1800 quattro degli otto fratelli Schlatter si trasferirono in Italia (la loro era una vecchia famiglia svizzera con nobili origini risalenti al 1200).
Due fratelli si trasferirono a Firenze, dove avviarono un fiorente commercio di tessuti, uno a Genova, come console ed in fine, Luigi Giorgio, fu nominato console generale Svizzero presso lo Stato Pontificio. A Roma fece diversi investimenti immobiliari e costituì una banca, ma ben presto, una serie di eventi avversi distrussero la sua esistenza. Prima, la sua banca fu costretta a chiudere dopo la fuga del cassiere con tutti i liquidi, poi, pochi anni dopo, nel 1861 con la presa di Roma da parte dei Savoia, tutte le sue proprietà furono confiscate dallo stato Italiano, contro il quale intentò un inutile causa che logorò ulteriormente le sue forze.
All’età di 51 anni, per cause ormai sconosciute, morì, lasciando la seconda moglie Emilie De La Morte, con un figlioletto piccolo: Carlo Adolfo …
…Proprio come in un romanzo, le due sorelle, Emilie e Matilde De la Morte, avevano sposato due dei fratelli Schlatter, così naturalmente, Emilie in quella triste circostanza si rifugiò a Firenze dalla sorella.
Le due sorelle francesi erano molto belle ed Emilie, ancora giovane, si recava regolarmente a piedi col figlioletto, al cimitero degli Allori sulla tomba del marito.
La coppia attirava gli sguardi percorrendo il Lungarno fino a ponte Santa Trinita e poi, salendo verso il Poggio Imperiale e infatti, fu così, che durante questo percorso, incontrò il suo secondo marito.
Molti anni dopo, sempre in quel tragitto, anche Carlo Adolfo incontrò la sua compagna, una giovane studentessa del collegio di Poggio Imperiale davanti al quale passava per recarsi al cimitero degli Allori. Emma era la figlia del generale Onorato Moni che, molti anni prima aveva condotto l’assedio di Porta Pia, durante la presa di Roma, ed adesso, per un curioso caso, il destino incrociava di nuovo la vita delle loro famiglie. Per questo amore a prima vista Emma, sfidando la famiglia, abbandonò il collegio per sposarsi, contro il loro parere.
Adolfo, fin da subito, si dedicò all’arte, affascinato dall’ambiente fiorentino di quegli anni tra macchiaioli, decadentismo, e simbolismo, frequentando gli ambienti artistici, rimase fortemente influenzato dalla conoscenza del suo connazionale Arnold Böcklin, anche lui residente a Firenze.
La sua inclinazione artistica lo portò ad allontanarsi dalla sua famiglia e da quella della moglie, che avrebbero preferito per lui altre occupazioni. Facendosi liquidare la sua parte di eredità, costruì il villino al Campo di Marte, zona che allora era considerata di campagna, la casa, immersa nel verde, come si vede dal quadro del suo autoritratto, fu infatti la prima costruzione di viale dei Mille.
Viveva lì con Emma, in maniera molto semplice, completamente dedito alla pittura e alla filosofia, la teosofia e l’arte erano la sua vita.
Scriveva e illustrava i suoi pensieri che furono editi in varie pubblicazioni dell’epoca, ma essendo contrario al mercimonio dell’ ‘Arte’, viveva con i ricavi che derivavano dalla vendita sia, di copie d’arte, che gli antiquari gli commissionavano, che dei disegni per ferri battuti artistici, di cui, i due draghi sul tetto della casa sono un esempio, ma mai, della vendita dei suoi quadri. E’ per questa ragione che, non essendo presenti sue opere sul mercato, ma, essendo conservate ancora oggi quasi tutte dalla famiglia, è rimasto praticamente sconosciuto.
In famiglia si ricorda che era capitato che Emma si affacciasse alla porta dello studio e chiedesse: ‘Adolfo, oggi cosa metto in tavola? Non abbiamo nulla da mangiare.’ In quei casi allora prendeva un piccolo quadro ed usciva a venderlo.
Altri discendenti
Molte altre storie si intrecciano e vivono nella casa, come quelle di Dina (la moglie del figlio di Adolfo) famosa per la sua bellezza, di cui si era invaghito anche Curzio Malaparte, ma la sua vita fu cambiata dal felice incontro, folgorante, con Alfredo Schlatter, che diventò suo marito. Il contatto con la casa, l’atmosfera d’arte e di nobili ricordi, la trasformarono da popolana quasi analfabeta a donna colta, autodidatta, poetessa e scultrice (le sue opere sono conservate anch’esse nella casa), frequentatrice di salotti, non ché dama dei Cavalieri di Malta.
I giorni d’oggi
Così, attraverso i secoli, la casa arriva fino ad oggi ad Alessandra, la pronipote di Adolfo, che ex antiquaria ed arredatrice, ha saputo raccoglierne lo spirito, e si è impegnata con un profondo restauro a spolverarla dall’abbandono che l’avvolgeva, per farla rivivere in un progetto che dia a tutti la possibilità disoggiornarcie di conoscerne la storia, rivalutando l’opera artistica del bisnonno e onorandone il ricordo.

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